Nella mattinata della penultima giornata dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, il Segretario Generale del CONI e Capo Missione, Carlo Mornati è intervenuto in conferenza stampa da Casa Italia Livigno, esprimendo alcune riflessioni sul rendimento azzurro in questa rassegna a cinque cerchi e sul percorso che ha permesso all’Italia Team di conquistare la cifra record di ventinove medaglie (di cui dieci d'oro), quando mancano ancora delle gare da disputare.

“Quando abbiamo fatto riflessioni sulle proiezioni di medaglia, mi ero sbilanciato dicendo che questa sarebbe stata la nostra squadra più forte di sempre alle Olimpiadi. Avevamo l’Olympic Index più alto di sempre nelle discipline invernali, cioè l’algoritmo che tiene conto di tutte le performance degli atleti parametrate alle 116 gare dei Giochi: era pari a 6.58 e dopo diciannove giorni di gare lo stesso indice è schizzato a 7.15. Il risultato è eccezionale. Oggi, quando i Giochi non sono ancora finiti, possiamo dire di avere effettivamente la squadra azzurra più forte di sempre, che ha capitalizzato questa forza con il numero di medaglie”, ha esordito Carlo Mornati durante la conferenza stampa da Livigno, alla presenza del Vice Capo Missione Elisa Santoni (Responsabile Cluster Valtellina) e che si è svolta in collegamento con le altre hospitaly house. A Casa Italia Cortina, ospitata nella Galleria Farsetti, erano presenti il Vice Capo Missione Vicario Alessio Palombi e il Vice Capo Missione e Responsabile Comunicazione e Cerimoniale, Danilo di Tommaso, mentre a Casa Italia a Milano, alla Triennale, hanno presenziato i Vice Capi Missione Enzo Bartolomeo (Responsabile Cluster Milano) e Giampiero Pastore (Responsabile IMSS). Collegato anche l'altro Vice Capo Missione e Responsabile Cluster Val di Fiemme, Alessio Boggiatto.

“Non è un consuntivo, quello verrà fatto alla fine – ha precisato il Segretario Generale -. Ma una riflessione tecnica verso la fine dell’Olimpiade, con ancora tanti atleti in gara. Eravamo presenti in sedici discipline e siamo andati a medaglia in dieci discipline. Dietro i numeri c’è il lavoro di otto anni di due federazioni e quello del Comitato Olimpico, oltre naturalmente al lavoro degli atleti”, ha spiegato Mornati - pochi minuti prima della straordinaria doppietta siglata da Simone Deromedis (oro) e Federico Tomasoni (argento) nello ski cross maschile, medaglie numero 28 e 29 dell'Italia -, ricordando in seguito i dati del rapporto del Censis intitolato “Il valore sociale delle funzioni istituzionali del CONI”, presentato lo scorso 16 dicembre. “Dopo Parigi abbiamo commissionato al Censis uno studio per verificare quello che è il vero valore sociale dietro i successi degli italiani. Sono venuti fuori dei dati eccezionali: per l’89% degli italiani, su un campione che va dai 15 anni ai 90 anni, è importantissimo vincere le medaglie olimpiche perché attribuisce prestigio e crea aggregazione nel proprio Paese, permettendogli di essere in una posizione di rilievo a livello internazionale. Questa è una cosa molto bella e lo stesso discorso vale a livello sociale. Per l’87% degli italiani le medaglie vinte dagli atleti sono importanti perché inducono i ragazzi a fare sport. Sapere che dietro questi successi ci saranno più tesserati e ragazzi che si accostano allo sport dà un valore sociale importantissimo al lavoro che facciamo quotidianamente”, ha aggiunto Mornati, che ha ricordato le borse di studio pari a 1.120.000 euro e i premi pari a 6.240.000 euro distribuiti dal CONI. "Siamo molto contenti. Mi ricollego al rapporto Censis. Per l'81.3% degli italiani è fondamentale garantire un sostegno economico agli atleti che partecipano ai grandi eventi e quindi alle Olimpiadi. Non è un aspetto che sentiamo solo noi, ma che ha un valore sociale per gli italiani", le parole di Mornati. 

Dietro i successi, c'è un lavoro che passa dai Centri di Preparazione Olimpica fino all'attività scientifica e di medicina dello sport. "Abbiamo iscritto 196 atleti e ci sono 268 officials. Cinquanta afferiscono al CONI e 218 alle federazioni. Questo è un numero eccezionale. Se c'è una cosa in cui il CONI è campione olimpico indiscusso è proprio su questo aspetto. L'incidenza di officials è superiore agli atleti e succede solo a noi. La media è di circa 100 officials, noi ne abbiamo 168 in più. Questo vuol dire che ogni singolo atleta ha un ingegnere, un fisioterapista, un medico, un allenatore e una parte tecnica di supporto nettamente superiore alla media dei loro competitor", ha ricordato Carlo Mornati. "Milano Cortina è stata, come Parigi, la fine di un cammino. I filoni principali della preparazione olimpica del CONI sono i rapporti con le federazioni, l'assistenza agli atleti, l'utilizzo dei centri di Preparazione Olimpica e la ricerca fatta dall'Istituto di Medicina e Scienza dello Sport. Lo sport deve vivere la quotidianità con gli atleti ed è quel che abbiamo provato a fare dal 2014: il pieno compimento lo abbiamo avuto a Parigi nel 2024, a Milano Cortina c'è stata l'esplosione - ha spiegato Mornati -. In ogni cluster e in ogni struttura questo piccolo ecosistema si è riprodotto e l'atleta si è ritrovato con lo stesso fisioterapista, lo stesso ingegnere e lo stesso tecnico che lo ha seguito nel corso degli anni. Dei 196 atleti di sedici discipline, prima di venire qui, 104 di nove discipline sono stati seguiti direttamente in questo ecosistema. L'intervento è su istanza federale e vuol dire che le due federazioni di riferimento hanno grande fiducia negli strumenti tecnico-scientifici del CONI". L'Olimpiade dei record parte da lontano.

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