Il settimo oro, la medaglia numero 20, il mito di Lillehammer finalmente raggiunto. Quando manca ancora una settimana di gare alla fine di Milano Cortina 2026, l’Italia Team eguaglia il proprio record ai Giochi Invernali - siglato trentadue anni fa in Norvegia - e lo fa nel segno di Federica Brignone, trionfatrice in slalom gigante, la sua gara per eccellenza, quella che l’ha vista salire 17 volte sul gradino più alto del podio in Coppa del Mondo. Dopo l’oro in super-G di tre giorni fa, la fuoriclasse azzurra (foto Simone Ferraro/CONI) doma di nuovo la mitica Olympia delle Tofane di Cortina e conquista il secondo successo nella stessa edizione a cinque cerchi - impresa riuscita prima di lei solamente ad Alberto Tomba (oro nello slalom speciale e nel gigante a Calgary 1988) tra gli sciatori azzurri -, il tutto 349 giorni dopo l’infortunio che poteva comprometterle la carriera e che invece ha rappresentato la spinta ulteriore per permetterle di aggiungere i primi ori alla collezione olimpica, dopo un argento (slalom gigante a Pechino 2022) e due bronzi (slalom gigante a PyeongChang 2018 e combinata individuale a Pechino 2022).

Brignone - prima donna a vincere nella stessa Olimpiade sia in un super-G sia in un gigante - domina la prima manche e nella seconda frazione difende il vantaggio accumulato di 0.34 sulla tedesca Lena Duerr (per lei nono posto finale) e di 0.46 su Sofia Goggia, scivolata dalla terza alla decima posizione dopo il bronzo in discesa di domenica scorsa. Prestazione da incorniciare per Lara Della Mea, che sfiora il podio piazzandosi al quarto posto, alle spalle del duo d'argento a pari merito (+0.62) composto dalla norvegese Thea Louise Stjernesund e dalla svedese Sara Hector. Seconda manche da applausi per Asja Zenere che fa segnare il miglior tempo e chiude al quattordicesimo posto, dopo aver rimontato otto posizioni. 

"Se vuoi conoscere un fenomeno devi andare da Federica: adesso sta sorridendo, ma quando faceva fisioterapia a Torino, i primi giorni, piangeva dal dolore. In parte, forse un pochettino e in minima parte, ho contribuito anche io quando ho deciso di affidarle il ruolo di portabandiera, perché me l'ha confidato sua mamma quando abbiamo vinto la prima medaglia d'oro e mi ha detto: 'Quando ci ha chiamato ho visto negli occhi di Federica la voglia di farlo a tutti i costi'. Questa è una bellissima soddisfazione'", ha rivelato il Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio. "Vivere a fianco ad atleti e atlete di questo livello è molto difficile, perché non devi essere banale, non devi essere improvvisatore, devi sapere qual è il tuo ruolo, devi sapere cosa serve loro e devi cercare di metterle nelle migliori condizioni. In quel momento lì con tutta la pressione che aveva, vincere è la dimostrazione che è veramente una persona con tutte le caratteristiche per essere leader", ha aggiunto Buonfiglio.

IL MEDAGLIERE DELL'ITALIA TEAM

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